Prosecco, da fenomeno a realtà consolidata

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Il primo trimestre dell’anno, per gli scambi internazionali di vino, è stato decisamente sotto tono a causa del calo, sia in volumi che in valore, rispetto allo stesso periodo del 2013.

Fa eccezione l’Italia, unico Paese tra i grandi player, ad avere ottenuto un incremento di oltre il 3% degli introiti maturati oltre frontiera.
Queste le stime Ismea sulla base dei dati Gta (Global trade Atlas), secondo cui il trend negativo a livello mondiale si deve al vino sfuso calato in quantità del 7%.

Restano molto positivi i risultati delle vendite all’estero degli spumanti italiani (18,1% di vendite) raggiungendo i 5.005 milioni di euro a fine 2013.

A questi numeri contribuisce il Prosecco, vero driver dell’export italiano, le cui esportazioni sono cresciute del 25% sia in quantità sia in valore nei primi 4 mesi del 2014.
Una realtà che, negli ultimi 10 anni, ha visto una crescita costante in tutti i mercati tanto da diventare una nuova categoria che vende, tra Doc e Docg, più di 300 milioni di bottiglie l’anno, specie sul mercato nazionale ed in Europa, a partire da Germania, Svizzera e Gran Bretagna.
E proprio in Gran Bretagna, Tesco, il gigante della GDO, da marzo a luglio ha venduto nei proprio punti vendita ben 4 milioni di bottiglie di spumante veneto (fonte www.dailymail.co.uk).

Dopo tanti anni di crescita e successi continui, non è più possibile, quindi, parlare di “fenomeno Prosecco” ma di “realtà consolidata”.

Ma qual è il segreto del successo?

Un mix tra prodotto fortemente legato al territorio d’origine, prodotto col giusto prezzo, prodotto che piace.
Il Prosecco è un prodotto del made in Italy, un vino di consumo quotidiano, giovane e che sta rubando la scena allo champagne, un prodotto d’eccellenza ma che costa tanto e si beve solo nelle ricorrenze: in Italia una bottiglia di Doc si trova fra i 4 e i 6 euro, per una Docg 7 euro.

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