Se aumenta la tutela del Made in Italy, aumentano le vendite

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L’italian sounding ruba qualcosa come 60 miliardi al made in Italy.

Per capire di cosa parliamo, basta un dato: negli Stati Uniti il 99% dei formaggi di tipo italiano sono falsi, nonostante il nome richiami esplicitamente le specialità casearie più note d’Italia, dalla mozzarella alla ricotta, dal provolone all’Asiago, dal Pecorino romano al Grana Padano, fino al Gorgonzola.

Per combattere la piaga del falso Made in Italy alimentare, all’estero, non potendo utilizzare il divieto di evocazione, come ha proposto qualcuno, l’Italia si è affidata ad una campagna di promozione del cibo 100% Made in Italy promossa da Camera dei Deputati, ministero dello Sviluppo economico e Assocamerestero. Il progetto, a cui collabora l’Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche (Aicig) rientra nel Piano straordinario sul made in Italy che per la promozione dell’agroalimentare in America prevede 50 milioni di euro, 40 da utilizzare negli States e 10 in Canada.

Alla base di tutto la rete di accordi con la grande distribuzione organizzata americana con l’obiettivo di portare nuovi brand italiani sugli scaffali di oltre 1000 punti vendita, ma anche presidio delle fiere e degli eventi più significativi di settore, a partire da FMI Connect di Chicago e la Winter Fancy Food di San Francisco.

I ritorni sembrano evidenti: nei primi 10 mesi del 2015 si è registrato un 30% d’incremento complessivo dell’export di prodotti agroalimentari negli Usa, confermando l’Italia come primo fornitore di quel mercato per diversi prodotti, tra cui: vino, olio di oliva, pasta, formaggi, aceto, prosciutto e pomodori.

The extraordinary Italian taste’ è diventato il tassello fondamentale del piano per l’internazionalizzazione che Mipaaf e Ministero dello Sviluppo economico stanno attuando per sostenere l’export e rafforzare le azioni di contrasto all’Italian sounding.

 

 

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