Il nostro 2014, our #10anniversary

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Il 2014 è stato l’anno di preparazione ad Expo, l’Esposizione Universale Milano 2015, il cui tema è “Nutrire il pianeta, energia per la vita”.

Noi abbiamo nutrito i nostri sogni e i nostri progetti, arrivando a costituire un team di otto persone: un risultato degno di nota, almeno in periodo economico-sociale così difficile.

Abbiamo continuato ad essere partner, per il quinto anno consecutivo, di Rimini Fiera selezionando buyers ed organizzando le agende di incontri con gli espositori, per più di una manifestazione.

Il tour di “International Wine Traders” ha continuato a riscuotere il meritato successo confermandosi una valida opportunità per il settore vinicolo Made In Italy di farsi conoscere all’estero.

Per quasi dieci anni ci siamo occupati, per scelta, esclusivamente dei professionisti del mondo del vino.
Sul finire del 2013, ci si è però presentata, inaspettata, un’occasione che abbiamo voluto cogliere al volo, o quasi: organizzare una serie di eventi legati al wine&food dedicati però al consumatore finale.
In partnership con Multimedia Tre, azienda specializzata nell’organizzazione di manifestazioni fieristiche abbiamo progettato ed organizzato ExpoGusto (Novembre 2014) che ha coinvolto sia produttori del settore vino che produttori del settore food. Cibo e vino sono un binomio inscindibile, soprattutto se ci rivolgiamo al consumatore finale, e con ExpoGusto, salone delle eccellenze agroalimentari ed eno-gastronomiche, è diventato un appuntamento per gli appassionati, per i consumatori attenti alla qualità del cibo e per gli operatori professionali che intendono offrire i migliori prodotti della tradizione italiana.

In vista di expo 2015, per volontà del il ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina, Riccardo Cotarella viene scelto per guidare il comitato dei saggi che deciderà che fare per divulgare e promuovere il vino all’Esposizione universale di Milano, all’interno del Padiglione Italia.
Con lui, a fianco di Diana Bracco, presidente di Expo, ci saranno nel comitato il marchese toscano Pietro Antinori, a capo di una delle storiche aziende del vino d’Italia e presidente di Grandi Marchi; il presidente di Federvini Lamberto Vallarino Gancia, della famiglia piemontese che fondò l’azienda degli spumanti; il presidente di Unione italiana vini, il veneto Domenico Zonin, figlio di Gianni, banchiere e produttore di vino con base a Gambellara. E poi altri due personaggi del settore che ha registrato l’anno scorso un giro d’affari di 12 miliardi l’anno, di cui 5 grazie all’export. Sono il direttore generale di VeronaFiere Giovanni Mantovani; e il marchese Vittorio Frescobaldi, presidente dei Grandi Cru d’Italia. Infine nel comitato dei saggi ci sono Ruenza Santandrea, presidente del gruppo cooperativo Cevico e Raffaele Boriello, vice capo di gabinetto del ministero di Martina.
Sarà Vinitaly a realizzare e gestire i 2000 metri quadrati riservati al vino che si preannuncia padiglione ricco di multimedialità, esperienze sensoriali e degustazioni.

Una grande promozione per il vino italiano arriva a Giugno 2014, con l’iscrizione dei paesaggi del vino piemontese tra i patrimoni di Unesco: le colline di Langhe, Roero e Monferrato sono il 50esimo sito italiano nella World Heritage List dei luoghi più belli del pianeta.
La nuova iscrizione conferma il record mondiale dell’Italia per numero di siti riconosciuti dall’Unesco patrimonio dell’Umanità. Un risultato prezioso per il nostro made in Italy perché rafforza il posizionamento a livello di mondiale di alcune delle produzioni vitivinicole più pregiate e apprezzate del nostro paese. Un grandissimo risultato, se consideriamo che quella piemontese è l’unica area di produzione vitivinicola nella lista Unesco: all’epoca, neppure le rinomate colline francesi dove si producono lo Champagne o il Bordeaux ci erano ancora arrivate.

Il 2014 non è stato però un anno generoso in termini produttivi: la vendemmia 2014 è stata la più scarsa dal 1950 e l’Italia ha perso il primato di produzione.
Il maltempo ha causato una riduzione del 17% e una scarsa qualità; tanto scarsa che alcuni produttori, come Bertani, Ugolini, Dal Forno, Zonin, hanno rinunciato alla produzione per evitare di far finire sugli scaffali uno o più dei propri vini non all’altezza perché perché il maltempo ha reso imperfette le uve.
Una scelta difficile, pesante per i bilanci ma che può essere vista come una operazione di trasparenza verso i consumatori.

Nel 2014, il mondo del vino deve fare i conti con il problema contraffazione, che costa, ogni anno, circa due miliardi: esattamente il 30% dei sei miliardi che Federalimentare stima, nel complesso, la piaga delle frodi di prodotti agroalimentari.
A questi si aggiungono i 54 miliardi stimati per l’Italian sounding (l’utilizzo di denominazioni geografiche, immagini e marchi che evocano l’Italia per promuovere prodotti non italiani) facendo arrivare il “falso italiano” a 60 miliardi.

A fine maggio 2014, con un’operazione dei carabinieri del Nas in Toscana e in altre regioni d’Italia, vengono sequestrate 30 mila bottiglie di falso “Brunello di Montalcino”, probabilmente uno dei vini più pregiati al mondo e, come tale, anche il più contraffatto.
In autunno, sempre a Siena, l’ennesima frode: 160 mili litri di modesto vino, con 2350 contrassegni di Stato, pronti per essere imbottigliati sotto l’etichetta prestigiosa di Brunello di Montalcino.

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