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L’Italia del vino e i suoi competitors

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Nei primi giorni di Marzo, presso la sede dell’Unione Italiana Vini a Milano è stato presentato l’Osservatorio del Vino.

L’Osservatorio nasce da un’esigenza molto sentita dalle imprese, specialmente quelle che si trovano a competere sui mercati internazionali ovvero disporre con tempestività di dati di mercato aggiornati e dettagliati.
L’Osservatorio, nato grazie alla collaborazione tra UIV, Consorzio Italia del vino e SymphonyIRIGroup, ha richiesto due anni di studi e ricerche sulle modalità attraverso cui operare.
A presentare l’Osservatorio Francesco Pavanello, direttore generale di Unione Italiana Vini, Ettore Nicoletto presidente del Consorzio Italia del Vino e Giancarlo Gramatica, di SymphonyIRIGroup.

Carlo Flamini, direttore del Corriere Vinicolo, nel corso della presentazione dell’Osservatorio è intervenuto presentando l’analisi dal titolo “Il consuntivo 2012 e l’analisi comparata con i principali competitors a livello mondiale“.

Export_Vino_Tipologie_Marzo2013

Dall’analisi emerge il nostro export in bottiglia è fatto perlopiù da due macrocategorie: vini Doc-Docg, o Dop (il 43% del totale volume) e vini Igt/Igp (il 47%). Negli anni la quota degli Igt è andata fortemente crescendo: ancora nel 2000 il 62% dell’export in volume dei vini in bottiglia era fatto di vini Doc-Docg, quota andata erodendosi nel corso del decennio, per stabilizzarsi attorno al 40%. Segno che questi vini, più semplici a livello di etichettatura e più liberi dal punto di vista delle pratiche enologiche, sono stati individuati dalle aziende come strumenti ideali per approcciare i mercati, specie quelli nuovi e nuovissimi.

Competitor_Vino_Mrazo2013

Per quanto riguarda i competitors e il confronto delle strategie, la composizione delle nostre esportazioni vede ancora una forte concentrazione in pochi Paesi: sommando Usa, Canada, Germania, UK e Svizzera, si arriva al 65% del totale, con l’Estremo Oriente ancora relegato a un ruolo marginale (il 5%). Il resto è polverizzato in una miriade di piccoli e medi mercati (specie europei).
I competitors invece si sono invece mossi differenziando in maniera importante le strategie: chi ha concentrato gli sforzi su pochi e redditizi mercati (Argentina in Nordamerica, Cile in Europa continentale ed Estremo Oriente), chi ha differenziato l’offerta (Australia e Sudafrica, dirottando lo sfuso in UK e l’imbottigliato in Asia), chi invece ha puntato decisamente verso Oriente, come la Francia e gli Stati Uniti.
Tutti comunque hanno avuto come obiettivo primario, a partire dal 2008-09, quello di aggredire in maniera massiccia il mercato cinese (con annessa Hong Kong): la strategia a oggi pare quella vincente, se si considera che i Paesi che registrano la migliore crescita sul fattore prezzo sono proprio Usa, Francia e Australia.

Potete trovare le slides complete dell’intervento di Carlo Flamini a questo link.

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